Il presidente Bce ai suoi: «Non possiamo sostituirci ai governi»
Pronti a tagliare i tassi e
ad altri interventi straordinari.
Il fatto è che il presidente della Bce è un grande conoscitore dei mercati. Sa sempre come sorprenderli; lo ha dimostrato da quando è salito sulla poltrona più alta della Bce, a novembre scorso. Tagliò i tassi di interesse subito, all’unanimità, quindi con il consenso dei tedeschi perennemente angustiati dallo spettro weimariano dell’iperinflazione, e fece volare le Borse alle stelle. Da allora l’ex governatore di Bankitalia è stato abilissimo nel cogliere i mercati alla sprovvista, muovendosi sullo stretto crinale tra l’imperativo di non deluderli e quello altrettanto importante di non assecondarli troppo. Così, il primo a turbarsi ieri del mostruoso rally delle Borse europee scatenato dalle sue parole, è stato proprio lui.
L’importante è, come ha sottolineato ieri Draghi, «muoversi all’interno del mandato», tenendo ben presente che «la Bce farà tutto per salvare l’euro». E c’è una frase che la fonte tedesca segnala come essenziale. Draghi ha scandito che «i rendimenti sui bond dei titoli di Stato ostacolano il canale di trasmissione che garantisce il corretto funzionamento della politica monetaria».
Tradotto dal linguaggio dei banchieri centrali, vuol dire che gli spread spagnoli e italiani minacciano l’intero eurosistema. E sono le stesse identiche parole che Trichet usò nel 2010 per avviare il programma di acquisti di bond dei paesi allora in difficoltà, cioè Grecia, Portogallo e Irlanda. Nell’agosto del 2011 questo programma denominato Smp, Securities Market Program (inventato da un altro italiano, l’ex membro del board Lorenzo Bini Smaghi) fu esteso a Italia e Spagna.Da venti settimane la Bce non compra più bond ma il messaggio di ieri è questo: li ricomprerà, ma forse limitandosi soltanto a quelli spagnoli. Basterebbe questo, forse, a riportare i mercati alla ragione, nel breve termine?
Nessun commento:
Posta un commento