Anche l’Italia, specialmente alla vigilia delle elezioni francesi, aveva nutrito grandi aspettative sul futuro capo dell’Eliseo. Neanche ai più strenui antiberlusconiani erano andati giù i sorrisini di Sarkozy con la Merkel in risposta a un giornalista che chiedeva se il nostro fosse uno Paese affidabile; giustizia è stata fatta. Ma non è certo l’unico né il fondamentale motivo per il quale si sperava in un avvicendamento. Si auspicava che François Hollande potesse rappresentare il più solido alleato di Mario Monti nella battaglia per una maggiore integrazione europea, connotata dalla condivisione del debito e dalla volontà di insistere, oltre che sul rigore, sulla crescita.
I tedeschi hanno chiarito che chi vuole ricorrere allo scudo anti-spread dovrà avere i fondamentali in ordine. Noi non ce li abbiamo e la Francia rischia di non averli in futuro. L’alleanza sarà unicamente sul fronte della comune incapacità di tenere i conti in ordine e di aumentare la spesa come, del resto, è accaduto da quando si è insediato l’attuale governo. Entrambi condividono, in sostanza, la contrarietà ad esercitare la virtù tedesca.
I tedeschi hanno chiarito che chi vuole ricorrere allo scudo anti-spread dovrà avere i fondamentali in ordine. Noi non ce li abbiamo e la Francia rischia di non averli in futuro. L’alleanza sarà unicamente sul fronte della comune incapacità di tenere i conti in ordine e di aumentare la spesa come, del resto, è accaduto da quando si è insediato l’attuale governo. Entrambi condividono, in sostanza, la contrarietà ad esercitare la virtù tedesca.
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