Quasi un secolo fa i giornali si allarmavano per la cosiddetta “influenza spagnola”, una pandemia che arrivo' a uccidere ben venti milioni di persone in tutto il mondo: a distanza di cosi' tanto tempo, i titoli dei media non sono cambiati, anche se l’influenza iberica di cui si teme il contagio non ha a che fare con la salute, ma con la finanza. Sono bastate poche parole del nostro premier, Mario Monti, per scatenare il panico: il contagio e' in corso da tempo. Ma le cose stanno davvero cosi'?
L’Unione Europea sta tentando in tutti i modi di aiutare l’economia spagnola, ma le borse nutrono dubbi, perplessita' e paure piuttosto profonde. Non e' un caso che, con i Bonos, i titoli di Stato iberici, letteralmente alle stelle (7,3% di rendimento e uno spread rispetto ai bond tedeschi di 613 punti), anche lo spread nostrano sia ormai arrivato in un terreno minato, vale a dire quello oltre i cinquecento punti.
Purtroppo e' tutto vero, questo contagio non e' cominciato poco tempo fa, bensi' nel 2009, quando la Grecia comincio' a “infettare” gli altri paesi europei piu' deboli, come il Portogallo e l’Irlanda. Spagna e Italia sono le due nazioni a maggior rischio in questo momento, ma esistono anche delle medicine per affrontare al meglio la malattia. Ad esempio, le numerose manovre italiane degli ultimi anni sono riuscite per lo meno ad assestare il rapporto tra deficit di bilancio e prodotto interno lordo.
Il principale problema, pero', e' rappresentato dagli alti interessi e dallo stesso spread: ecco perche' il famoso “scudo” tanto voluto dallo stesso Monti potrebbe tornare utile in questo caso. L’Italia puo' evitare di ammalarsi ancora piu' gravemente, a patto che i medici europei non aspettino troppo tempo nel valutare le cause e le conseguenze di questo contagio.
Nessun commento:
Posta un commento